Miniere, minerali e metalli nell'Italia del Rinascimento: da Biringuccio ad Agricola

14 marzo 2018

Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna, Sala Ulisse - Via Zamboni, 31

Miniere, minerali e metalli nell'Italia del Rinascimento: da Biringuccio ad Agricola

 

Prof. Annibale Mottana
Accademico dei Lincei e uno dei XL

Il Cinquecento è il secolo in cui nell’industria della stampa si insinua per la prima volta un nuovo soggetto su cui operare per ricavarne un ritorno economico: l’Arte mineraria, con le strettamente derivate Minerurgia e Metallurgia. La prima pubblicazione a stampa di indirizzo minerario è dell’inizio del Cinquecento e si deve al medico Ulrich Rülein von Calw (1465 – 1523), citato col nome latino (Calbus Fribergius), attivo ai margini dell’area boemo-sassone in cui erano stati messi in luce ricchi giacimenti di piombo e argento. Attorno al 1505, infatti, fu pubblicato (anonimo) un suo libretto il cui titolo (Ein nützlich Bergbüchlin von allen Metallen …= Un utile manualetto minerario di tutti i metalli …) esprime il contenuto: come si cerca e si trova una miniera di minerali metallici. Il primo trattato onnicomprensivo di Arte mineraria, Chimica tecnica e Metallurgia è di un italiano, il senese Vannoccio Biringuccio (1480 - 1537) che nel suo De la Pirotechnia, pubblicato postumo a Venezia (1540) delineò non solo l’estrazione ma anche i metodi d’assaggio col fuoco dei principali metalli e descrisse la fusione delle artiglierie e delle campane. Biringuccio spianò la via al De re metallica (= Sui metalli), senz’altro il più importante trattato dell’epoca, scritto a metà Cinquecento da un altro medico, Georg Bauer, latinizzato in Georgius Agricola (1494 - 1555). I tre libri si caratterizzano non solo per il continuo, sempre maggiore approfondimento della materia, che implica un aumento maggiore di pagine a stampa, ma per l’intelligente combinazione tra lo scritto e le figure, che da 12 passano a 82 e poi a 321 e sono inserite nello stampato in modo da chiarire efficacemente il testo. Il trattato di Agricola fu tradotto in italiano dal fiorentino Michelangelo Florio (1505 – 1566). Nel secondo Cinquecento i minerali metallici rimasero il campo operativo degli esperti minerari e metallurgici, mentre si sviluppò un vasto interesse per i minerali colorati e di forme strane, che divennero i protagonisti delle Wunderkammern (= Camere delle meraviglie) dei principi e dei collezionisti. Questo inclinazione all’ostensione portò a sviluppare la nomenclatura e la sistematica mineralogica, di cui uno dei più importanti promotori fu il bolognese Ulisse Aldrovandi (1522 – 1605), che non riuscì però a pubblicare il catalogo della sua collezione in vita: solo nel 1648 uscì, a cura di Bartolomeo Ambrosini, il Musaeum metallicum (= Museo dei minerali) che descrive parte della collezione che Aldrovandi lasciò in eredità alla città di Bologna e che tuttora è conservata in parte nelle collezioni universitarie bolognesi.

Pubblicato il: 09 marzo 2018